Il ricorso al capitale di rischio

L’eccessivo indebitamento limita non solo il tasso di sviluppo ma anche la capacità netta di autofinanziamento e tutte le leve competitive e finanziarie successivamente attivabili. Le tardive operazioni di ristrutturazione finanziaria non potranno, dopo che si è caduti nella “trappola del debito”, creare dal nulla tutto il valore che in precedenza tale tipo di crescita ha portato a perdere. Ne deriva, quindi, la necessità di impiegare capitale qualitativamente, oltre che quantitativamente, idoneo: strada che in fin dei conti solo il capitale di rischio può garantire.

I canali di finanziamento dello sviluppo attraverso capitale di rischio sono, attualmente, assai più articolati che in passato. L’offerta di capitali è aumentata in modo significativo, sia qualitativamente che quantitativamente, ma è necessario individuare una metodologia per scegliere il canale di finanziamento che risponda in maniera più adeguata alle proprie esigenze. Tale decisione è molto laboriosa e l’offerta di capitali di rischio risulta selettiva per sua natura, pur essendo riconducibile a:


Per aumentare le possibilità di successo nel reperimento delle risorse necessarie è, dunque, opportuno che l’impresa selezioni correttamente, e sulla base delle proprie esigenze l’interlocutore. In prima istanza, nell’operare la scelta più conveniente, l’impresa dovrà principalmente tenere in debito conto lo stadio del ciclo di vita in cui versa e la natura del fabbisogno finanziario e solo successivamente le caratteristiche di costo e di flessibilità della copertura. In estrema sintesi, le necessità finanziarie e, di conseguenza, le problematiche da affrontare possono orientare verso canali di approvvigionamento di risorse differenti.

I canali di approvvigionamento di capitali per lo sviluppo possono essere segmentati sulla base delle esigenze collegate alle diverse fasi del ciclo di vita dell’impresa:

  1. avvio di nuove iniziative imprenditoriali (start-up financing);
  2. crescita aziendale e sviluppo di progetti imprenditoriali (expansion financing);
  3. quotazione per consolidare posizione e mercati d’impresa (bridging financing);
  4. operazioni di rinnovamento, rilancio o ristrutturazione, cogliendo nuove opportunità in situazioni di declino o di crisi, anche in fasi precedenti (turnaround financing);
  5. trasformazioni aziendali, ristrutturazioni azionarie, sostituzione di familiari che ricomprendono i leveraged/management e family buy-out/in, le acquisizioni, le fusioni e gli scorpori (replacement capital).


Tentando una sintesi di quanto elencato sopra con i principali canali di finanziamento mobiliare per imprese non quotate si ha:

  1. start-up - operatori pubblici e personal venture capitalist;
  2. expansion - fondi chiusi;
  3. bridging - merchant bank (e mercato mobiliare);
  4. tournaround – operatori di matrice pubblica, soggetti specializzati locali prevalentemente di   matrice bancaria, banche e vulture investor;
  5. replacement - fondi chiusi (prevalentemente esteri) e altre istituzioni specializzate.

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