La blockchain è la soluzione ideale per rendere trasparente ogni singolo passaggio delle materie prime che compongono i prodotti dell’agroalimentare: rende tracciabili, sicuri e condivisibili i dati delle singole materie prime e del prodotto finale.

Trasparenza = Garanzia per il consumatore

Per questo la tecnologia della “catena dei blocchi” sta avendo un gran successo nella filiera dell’agroalimentare: dalla mozzarella di bufala, al caffè, alla pasta, ma anche vino e tutta la supply-chain dalla grande distribuzione alla catena del freddo.

La blockchain integra tutte le transazioni garantendo non solo trasparenza (leggasi tracciabilità del singolo prodotto) ma anche efficienza e risparmi.

Si stanno quindi sempre più diffondendo anche in Italia non solo i sistemi di blockchain, ma anche applicazioni in ambito agrifood, che garantiscono la provenienza sicura del prodotto e delle sue materie prime.

Questa la classifica delle APP a livello globale che utilizzano la blockchain:

1. Finance

2. Pubblica Amministrazione

3.Agrifood

4. Logistica

La tecnologia blockchain aumenta i livelli di garanzia e di trasparenza della filiera. Ma non si parla ancora di certificazione, che che passa da analisi e di processi.

Si tratta di architetture “permissioned”, private: a differenza della criptovaluta, nella “catena dei blocchi” in ambito industriale sono solamente gli attori ad essere autorizzati da un soggetto centrale, cioè l’azienda che ha organizzato l’intero sistema, a immettere e anche a vedere i dati legati al prodotto e alle varie fasi di lavorazione, trasporto e logistica.

La blockchain rende sicuri e tracciabili gli scambi tra soggetti che non si conoscono, garantisce sicurezza e tracciabilità dei flussi e controllo delle materie prime.

Ma questa come altre tecnologie faticano ancora a convincere le aziende, che non riescono a comprenderne appieno i potenziali benefici e le proprie esigenze: è complessa da comprendere, rimanendo prevalentemente in mano ai fornitori tecnologici.

Ma i progetti in ambito agrifood finora sono risultati piuttosto semplici, concentrati prevalentemente sull’aspetto della tracciabilità, di sicuro valore per il made in Italy alimentare. Solo con una visione di ecosistema, integrandosi con l’intera filiera e gestendo tutte le transazioni tra i soggetti della supply chain, potrà derivare un maggior valore per le aziende.

Per esempio integrando le informazioni con le transazioni che avvengono lungo il percorso, affiancando al tracciamento la “tokenizzazione”, la trasformazione in un ”gemello digitale” del prodotto agricolo, che a quel punto può essere oggetto anche di smart contract (contratti intelligenti che si concludono da soli al verificarsi di specifiche condizioni).