Per il rilancio del marchio di cashmer MALO in arrivo una cordata USA

Luciano Donatelli ha lavorato a molte operazioni di rilancio di marchi italiani e l’elenco delle sue esperienze come manager e consulente di aziende del tessilemoda è lunghissimo. Ma il piano di rilancio del marchio di cashmere Malo sembra coinvolgerlo ancora più di altre avventure del recente passato. Da New York, una delle tappe del road show per mettere insieme una cordata di investitori internazionali interessati all’acquisto e rilancio di Malo. I tempi sono stretti: il 15 ottobrevanno presentate le offerte al tribunale di Firenze, dove l’azienda ha chiesto il concordato preventivo. «Ho già contatti con i sindacati e spero che l’offerta e il business plan consentano a Malo di ripartire», aggiunge Donatelli, biellese doc e presidente di LD Consulting, società di consulenza e team building per il tessile-abbigliamento che può contare su rapporti consolidati con molti manager del settore, alcuni già coinvolti nell’operazione Malo.

La storia del brand ha qualcosa di incredibile, guardando ai freddi numeri: fondato negli anni 70 da Alfredo e Giacomo Canessa, due nomi che hanno fatto la storia del cashmere in Italia e non solo, si calcola che nel 1995 generasse un fatturato di circa 27 milioni. Una cifra non altissima, certo, ma superiore a quella di Loro Piana, che all’epoca era ancora concentrato sulla parte tessile e non sul prodotto finito, e di Brunello Cucinelli, che 22 anni fa era ancora agli inizi dello straordinario percorso di crescita che lo ha poi caratterizzato. Nel 2000 tutti e tre i marchi risultavano già in forte espansione: i ricavi di Malo erano raddoppiati a 53 milioni, quelli di Cucinelli a 46 e Loro Piana aveva superato gli 80. I bilanci 2015 mostrano uno scenario radicalmente diverso: l’azienda biellese, poi venduta al colosso francese Lvmh, sfiorava i 600 milioni di fatturato; Cucinelli, forte anche del successo dell’Ipo, i 500 milioni e Malo era sceso a 20 milioni. Le distanze con i competitorsono enormi, l’aspetto positivo è che sono solo due. Non ci sono altri marchi oltre a Loro Piana e Cucinelli nella nicchia del lusso in cui si posiziona Malo, che tra l’altro può contare su sette boutique in Italia e alcune all’estero e una brand awareness praticamente intatta rispetto agli anni 90. Il bel cashmere – o forse dovremmo dire il primo cashmere – non si scorda mai. E la domanda per linee di “luxury cashmere” che siano disegnate e prodotte in Italia è destinata a crescere. I protagonisti e leader saranno sempre Loro Piana e Cucinelli. Ma se il business plan e e la cordata di Donatelli avranno successo, Malo potrebbe diventare il terzo player. Le cifre? Dagli attuali 1.138 milioni si potrebbe arrivare, sommando i tre fatturati e sulla base del Cagr degli ultimi anni, a 1.700 nel 2022, il 10% dei quali circa riconducibili a Malo. Solo wishful thinking di Donatelli? Speriamo e crediamo proprio di no.